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Guerra d'Africa - L'eroicità del Ten. Vincenzo Lo Casale
COMBATTIMENTI DI SEROBETÌ E DI AGORDAT
In Africa, prese parte alle campagne del 1888 -89 - 90, distinguendosi per eroicità e valorosità. Il 4 febbraio 1894, veniva decorato con la medaglia di bronzo al valor militare per il combattimento di Agordat, dove si distinse per impeto e coraggio,quando verso la metà del dicembre del 1893 circa diecimila Dervisci mossero da Cassala verso Agordat e giunsero in vista di quel forte il 21 di quel mese, fermandosi tra i villaggi di Algheden e Sabderat. A fronteggiarli corse il colonnello ARIMONDI, governatore interinale della colonia in assenza del generale BARATIERI allora in Italia; aveva a sua disposizione il battaglione Fadda, il battaglione Galliano, lo squadrone Asmara (cap. FLAMORIN), lo squadrone Cheren (cap. CARCHIDIO), la batteria Ciccodicola, la batteria Bianchini e la banda del Barca del tenente MIANI; in complesso 42 ufficiali, 32 uomini di truppa italiana, 2106 ascari, 213 cavalli e 8 cannoni, oltre la compagnia Persico con le bande dell'Acchelè-Guzai, in marcia verso Agordat. Comandante in seconda era il ten. col. CORTESE. Verso il mezzogiorno del 21 dicembre 1893 l' ARIMONDI fece muovere all'attacco l'ala destra, ma questa, sopraffatta dal numero dei nemici, dopo un furioso combattimento, dovette ripiegare ordinatamente, lasciando una batteria e costringendo al ripiegamento anche l'ala sinistra. Verso le ore 13 però, entrate in azione le riserve, gli italiani passarono al contrattacco, respinsero i Dervisci, riconquistarono i pezzi e, dopo sanguinose mischie, misero in rotta completa il nemico, che fu inseguito per alcune ore. Brillanti furono i risultati della vittoria: i Dervisci lasciarono sul terreno 1000 morti, 72 bandiere e oltre 700 fucili; gli Italiani tre ufficiali morti, due feriti e 230 uomini di truppa morti e feriti. Fra i nemici morti si annoverò l'emiro Ahmet M, comandante supremo. Per togliere ai Dervisci un'importantissima base d'operazione contro la Colonia Eritrea, il generale BARATIERI decise di assalire Cassala, sebbene questa città non fosse compresa nella nostra zona d'influenza, e il 12 luglio del 1894 radunò ad Agordat il corpo che doveva operare, composto del I Battaglione Indigeni del maggiore TURITTO (3 compagnie coi capitani SEVERI, SPREAFICO e SANDRINI), del II Battaglione Indigeni del maggiore HIDALGO (5 compagnie coi capitani MARTINELLI, BARBANTI, MAGNAGHI, ODDONE e il tenente BERUTO), del III Battaglione Indigeni del capitano FOLCHI (3 compagnie coi capitani CASTELLAZZI e PERSICO e il tenente ANGHERÀ), della 2a compagnia Perini del IV Indigeni, dello squadrone Cheren (cap. CARCHIDIO), e della sezione d'artiglieria del tenente MANFREDINI, in tutto 1600 uomini, dei quali 56 ufficiali e 41 uomini di truppa bianca; in più 145 cavalli, 250 muli e 183 cammelli. Partito il 13 luglio, il corpo
d'operazione giunse il 16 nella gola di Sabderat, dove pose il
campo e il 17 mattina mosse su Cassala e dopo una breve azione
di cavalleria, assalì il campo mahdista e la città, che poi
espugnarono a viva forza.La compagnia guidata dal Ten.
Vincenzo Lo Casale, diede prova d'intelligenza,calma ed
intraprendenza nella condotta del fuoco e nell'assalto, lui
stesso fù il primo ad appiccare il fuoco ad un villaggio,
dietro il quale si nascondeva il nemico, aprendo la strada per
l'assalto finale. Per questo episodio si meritò la medaglia di
bronzo al valor militare. Gli italiani perdettero il capitano
CARCHIDIO, caduto durante una carica di cavalleria, e 27
soldati; 2 capi e 39 ascari furono feriti; presi 600 facili,
700 lame, 100 sciabole, 52 bandiere, 2 cannoni, quadrupedi.
*La foto del Ten. Lo Casale
è tratta da: Album di Famiglia di A.Stiscia - G.B.M.Cavalletti
- Edizione Pro - Loco Montecalvo
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